All’età di ventisei anni Botero è nominato professore di pittura all’Accademia d’arte di Bogotá (attività che eserciterà fino al 1960) e inizia ad affermarsi come uno dei più promettenti artisti del Paese. Realizza alcune illustrazioni per La siesta del Martes di Garcia Màrquez, che saranno pubblicate su El Tiempo, il più importante quotidiano colombiano. Vince finalmente il primo premio al XI salone con l’opera “La camera degli sposi”. Nello stesso anno, espone nuovamente a Washington, alla Gres Gallery. Le sue opere vengono vendute tutte il giorno stesso dell’inaugurazione. Nel 1958 partecipa per la prima volta alla XXIX Biennale di Venezia.

Nel 1959 al salone colombiano presenta l’Apoteosi di Ramón Hoyos . Forte in questo periodo è l’ammirazione per Velázquez: Botero realizza infatti più di dieci versioni del “Niño de Vallecas”, dove la tecnica, caratterizzata da pennellate incisive e monocromatiche, risente dell’influenza dell’espressionismo astratto. Vince un premio Guggenheim e partecipa, con Enrique Grau, Alejandro Obregon ed Eduardo Ramírez Villamizare, alla V Biennale di São Paulo in rappresentanza della sua patria.

Botero viene nominato rappresentante della Colombia alla II Biennale del Messico. Questa decisione provoca una violenta opposizione, contro la quale l’artista e molti suoi amici protestano con forza. Per la terza volta abbandona il suo paese e, con pochissimo denaro, si trasferisce a New York. Prende in affitto un loft nel Greenwich Village. La Gres Gallery di Washington, che fino ad allora l’aveva sostenuto, chiude e Botero, in forti difficoltà economiche, divorzia dalla moglie.
Nel 1961 sembra cambiare qualcosa: il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo “Monna Lisa all’età di dodici anni”, ma la sua prima mostra newyorchese si dimostra un fallimento.
Nel 1963 si trasferisce nell’East Side, ed affitta un nuovo studio a New York. È qui che emerge il suo stile plastico in molte opere di questo periodo, dai colori tenui e delicati. Si appassiona a Pieter Paul Rubens e diviene, come lui, un importante collezionista di opere d’arte, che più tardi donerà al museo di Bogotá che porta il suo nome.

Nel 1964 sposa Cecilia Zambrano e qualche mese dopo vince il secondo premio del I Salone Intercol dei giovani artisti allestito al Museo de Arte Moderno di Bogotà. Costruisce una casa a Long Island e a New York affitta un nuovo studio nella 14a Strada. Lo stile plastico di Botero inizia ad emergere in molte opere di questo periodo, connotate da colori tenui e delicati. Nel gennaio del 1966 si tiene la sua prima grande personale europea, a Baden-Baden, in Germania. Anche l’esposizione organizzata lo stesso anno presso il Milwaukee Art Center è un successo e la rivista Time ne riporta una critica estremamente positiva. A partire da questo momento, inizia un pellegrinaggio in tutto il mondo: alla ricerca di ispirazione, Botero si muove continuamente da Bogotá, a New York, fino in Europa, acquistando case e studi per continuare la sua opera. Visita l’Italia e la Germania, dove subisce il fascino dell’arte di Dürer. Nascono così i Dureroboteros, una serie di grandi disegni a carboncino, parafrasi di famosi dipinti del grande artista tedesco.
Contemporaneamente si sente attratto da Manet e Bonnard, e realizza opere in cui interpreta personalmente gli stilemi di questi protagonisti dell’arte moderna.

Nel marzo 1969 espone al Center for Inter-American Relations di New York. A settembre s’inaugura la sua prima personale parigina, alla Galerie Claude Bernard a Parigi. Nel 1973, dopo tredici anni, lascia New York per trasferirsi a Parigi, dove continua a dedicarsi alla scultura. È un momento di grazia per il pittore, ormai artista affermato di fama mondiale. Si susseguono le mostre personali e antologiche.
 

Il successo è però macchiato dalla tragica scomparsa in un incidente stradale del terzo figlio Pedro, cui dedicherà molte sue opere. Nello stesso incidente Fernando Botero perse l’ultima falange del mignolo della mano sinistra, ciò che lo spingerà a scolpire più volte enormi mani. Il suo matrimonio non resiste alla tragedia e divorzia per la seconda volta nel 1975.
Dopo la grande retrospettiva allestita al Museo de Arte Contemporáneo di Caracas, il presidente del Venezuela lo decora con l’ordine “Andrés Bello”. In questi anni Botero si dedica quasi esclusivamente alla scultura. Ne nascono venticinque lavori, dai temi più svariati: grandi torsi, animali e oggetti giganteschi. Nel 1977 riceve la Croce di Boyacá dal governo di Antioquia per i servigi alla Colombia. S’inaugura allo stesso anno la sala dedicata al figlio Pedro al Museo di Antioquia, dove vengono esposte le sedici opere donate dall’artista all’istituto. In ottobre le sue sculture vengono presentate per la prima volta a Parigi. L’anno successivo ritorna alla pittura e trasferisce lo studio di Parigi nella Rue du Dragon, vicino all’antica Académie Julian. È l’anno in cui incontra Sophia Vari che diverrà poi sua moglie.

Nel 1983 prende una casa a Pietrasanta, dove sta per alcuni mesi l’anno, per essere vicino alle cave di marmo. Sue importanti mostre retrospettive itineranti vengono realizzate in vari musei del Belgio, della Norvegia e della Svezia; negli Stati Uniti viene presentata la sua prima antologica americana all’Hirschhorn Museum di Washington.
Nel 1981 vengono organizzate ampie mostre anche in musei del Giappone, a Tokyo e Osaka. Botero illustra Crónica de una muerte anunciada di García Márquez per il primo numero di Vanity fair. Dona alcune sculture al Museo di Antioquia a Medellín, che gli dedica una speciale sala, e diciotto dipinti al Museo Nacional di Bogotá.
Nell’aprile del 1985 venticinque dipinti che illustrano le diverse fasi della corrida vengono presentati per la prima volta alla Marlborough Gallery di New York.
Nel gennaio 1986 espone a Caracas, Brema e Francoforte, Madrid e Tokyo.

Nel 1992 partecipa alla Biennale di Venezia mentre nel 1994 una grande esposizione di sculture monumentali ha luogo negli spazi pubblici delle principali città europee. Nello stesso anno vengono organizzate mostre di sculture monumentali a Chicago e Madrid e un’antologica a Buenos Aires. L’anno seguente espone un ciclo di pastelli alla Galleria Didier Imbert di Parigi e nel 1996 una mostra organizzata alla Marlborourgh Gallery di New York presenta i suoi più recenti dipinti a olio. Tra il 1997 e il 1998 tiene importanti mostre al Museo Nazionale di Belle Arti a Santiago del Cile e al Museo d’arte moderna a Lugano oltre ad esposizioni alla Galleria Il Gabbiano a Roma, alla Galleria Thomas a Monaco e alla Galleria Mario Sequeira a Lisbona e antologiche ai musei de San Paolo, Rio de Janeiro, Montevideo e Monterrey.
Per tutto il 2005 Botero si dedica alla realizzazione di un vero e proprio ciclo pittorico dall’inequivocabile titolo: Abu Ghraib. Il giorno in cui legge gli articoli del New Yorker dedicati alle torture del carcere di Abu Ghraib, l’artista colombiano decide di denunciare, attraverso le sue opere, questa ignobile vicenda.
Le oltre 50 opere, nate dalla rabbia e dall’orrore per le assurde violenze, raffigurano i corpi dei prigionieri iracheni ammucchiati, legati, imbavagliati, seviziati. Inizialmente vengono presentati al Palazzo Venezia a Roma e successivamente in Germania ed in Grecia. La serie di Abu Ghraib non sono mai esposti in America se non per un breve periodo presso la galleria Marlborough negli Stati Uniti per essere poi trasferiti all’università di California in Berkeley nella primavera di 2007.
Botero ha dichiarato sin da subito, di non voler vendere queste sue opere ma di volerle donare come ricordo degli eventi rappresentati.
Attualmente Fernando Botero vive e lavora tra Parigi, Montecarlo, Pietrasanta e New York.

Fernando Botero nasce il 19 aprile 1932 a Medellín, città nelle Ande colombiane. Gli anni dell’infanzia e della giovinezza sono il periodo fondamentale per la comprensione dell’opera dell’artista, vissuti nel seno di un’agiata e colta famiglia cattolica nella tumultuosa Colombia degli anni trenta e quaranta. Da bambino subisce il fascino dell’architettura barocca e delle illustrazioni della Divina Commedia di Gustave Doré. Poi Botero dichiarerà di “non aver mai dipinto nulla di diverso dal mondo come lo conosceva a Medellín”.
A 12 anni lo zio lo iscrive ad una scuola per toreri, dove rimarrà per due anni (la sua prima opera conosciuta è un acquerello raffigurante un torero). A 16 anni già disegna le illustrazioni per i supplementi di El Colombiano, il giornale più importante della sua città natale. Giovanissimo, nel 1948 espone per la prima volta a Medellín. Risale al 1951, invece, la prima personale: ha luogo a Bogotá, la capitale.
Nel 1952 vince, con il dipinto “Sulla costa”, il secondo premio al IX Salone degli artisti colombiani, organizzato presso la Biblioteca Nazionale di Bogotá: investe i 7000 pesos del premio per intraprendere un viaggio di studio in Europa. A Madrid s’iscrive all’Accademia San Fernando, dove ha l’occasione di lavorare a stretto contatto con i capolavori esposti al Prado. Suoi principali referenti culturali in questo periodo sono Goya, Velàzquez, Tiziano e Tintoretto. Arrotonda i propri guadagni realizzando copie di quadri famosi esposti al Prado. Dopo un anno di soggiorno a Madrid, parte per Parigi, dove si sistema in un piccolo appartamento sulla Place des Vosges. L’avanguardia francese lo disillude profondamente e Botero passa tutto il suo tempo al Louvre a studiare gli antichi maestri.

Nel 1953 raggiunge l’Italia e s’iscrive all’Accademia di San Marco di Firenze. Esegue copie soprattutto di Giotto e Andrea del Castagno. Durante il giorno studia la tecnica della pittura “a fresco”, mentre di sera lavora a dei dipinti ad olio nel suo atelier in Via Panicale, appartenuto in precedenza a Giovanni Fattori. La sua passione per il Rinascimento italiano è ulteriormente stimolata dalle lezioni di Roberto Longhi. Viaggia molto nella campagna toscana; si reca ad Arezzo per vedere le opere di Piero della Francesca, e poi a Siena. Visita anche gli altri centri artistici della penisola, tra cui Venezia e Ravenna.
Nel 1955, Fernando Botero ritorna in patria dove si sposa ed inizia ad esporre i nuovi lavori realizzati durante il soggiorno italiano nella sede della Biblioteca Nazionale. La mostra suscita aspre reazioni della critica, poiché all’epoca l’ambiente colombiano era fortemente influenzato dall’avanguardia francese, che l’artista aveva invece respinto. Non compreso dall’ambiente colombiano, Botero si sposta in Messico, dove scopre per la prima volta le possibilità di espandere e dilatare il volume delle forme in modo personale. Una caratteristica che fortemente influenzerà la sua opera. Ma è nel 1957 che scopre l’espressionismo astratto, nel corso di una mostra personale a Washington, grazie ad un tour nei musei di New York. Sempre nel 1957 torna a Bogotá, dove vince il secondo premio al X salone degli artisti colombiani.
A SEGUITO DEL GRANDE SUCCESSO LA MOSTRA BOTERO A PARMA VIENE PROROGATA FINO AL 26 GENNAIO 2014
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